Il gatto
L'amore per i gatti: storia, simbologia e curiosità sul felino di casa
Il gatto è entrato in casa nostra per interesse reciproco e non se n'è più andato. In diecimila anni è passato da cacciatore di topi nei granai a coinquilino, da divinità egizia a protagonista di internet. Amarlo è, in un certo senso, una tradizione culturale: cambiano i secoli, resta lo stesso animale che decide da sé quando farsi accarezzare.
Come il gatto è arrivato in casa
L'addomesticamento del gatto comincia nel Vicino Oriente, con l'agricoltura: dove si conservano cereali arrivano i roditori, e dove arrivano i roditori arriva il gatto selvatico. Una sepoltura di Cipro con un gatto accanto a un essere umano, datata a circa 9.500 anni fa, è tra le prove più antiche di questa convivenza.
A differenza del cane, il gatto non è stato selezionato per un compito: si è avvicinato da solo. È forse la ragione per cui ha conservato una tale indipendenza di comportamento.
- Origine dal gatto selvatico africano (Felis lybica)
- Convivenza legata ai depositi di cereali
- Diffusione in Europa lungo le rotte commerciali e navali
Simbologia: dalla dea Bastet alla superstizione
Nell'antico Egitto il gatto è legato alla dea Bastet, protettrice della casa, della fertilità e dei granai; era un animale rispettato e spesso mummificato. Nel mondo norreno la dea Freyja viaggia su un carro trainato da gatti.
In Europa, tra tardo Medioevo ed età moderna, il gatto — in particolare quello nero — viene invece associato alla stregoneria: nasce lì la superstizione che «porti sfortuna», priva di qualunque fondamento e ribaltata altrove. Nel Regno Unito il gatto nero è considerato di buon auspicio; in Giappone il maneki-neko, il gatto con la zampa alzata, è il portafortuna dei negozi.
Nel Novecento il gatto diventa simbolo di indipendenza e di eleganza discreta, e viene adottato da scrittori e artisti come compagno di scrivania: da Hemingway a Colette, la letteratura è piena di gatti.
Perché ci piacciono tanto: il lato osservabile
Il gatto ha proporzioni che l'occhio umano trova immediatamente gradevoli: testa tonda, occhi grandi rispetto al muso, movimenti fluidi. A questo si aggiunge un comportamento che alterna vicinanza e distacco, e che quindi rende ogni avvicinamento una piccola conquista.
Le fusa restano uno dei fenomeni più studiati: sono prodotte a bassa frequenza e compaiono in situazioni molto diverse tra loro, dal contatto piacevole al disagio. Non significano automaticamente «sto bene»: vanno lette insieme al resto della postura.
Il miagolio, invece, è quasi un'invenzione della convivenza: i gatti adulti fra loro comunicano soprattutto con odori e posture, mentre il miagolio è rivolto in gran parte a noi.
- Coda alta e dritta: avvicinamento amichevole
- Orecchie appiattite all'indietro: disagio o tensione
- Battito lento delle palpebre: segnale di rilassamento
- Impastare con le zampe: comportamento che risale all'allattamento




